Elena Stancanelli

 

"Un uomo giusto" - Einaudi
Elena Stancanelli

(Firenze, 1965).
Fiorentina di nascita e di studi (laureata a Firenze in Lettere Moderne), si trasferisce a Roma, dove vive tuttora e dove ha frequentato l'Accademia d'Arte Drammatica. Nel frattempo intraprende la carriera letteraria, partecipando al Premio letterario Giuseppe Berto e vincendolo con Benzina, pubblicato da Einaudi nel 1998. Da quest'ultimo e dal suo successivo romanzo, Le attrici (2001, Einaudi), la regista Monica Stambrini ha tratto un film.

Elena Stancanelli è attiva anche nella produzione di racconti, pubblicati su riviste e rotocalchi (Max, Amica, Gulliver, Tutte Storie, Cosmopolitan, Marie Claire) e su alcuni quotidiani nazionali (Il secolo XIX, Corriere della Sera).
Collaboratrice stabile del quotidiano La Repubblica, scrive anche su il manifesto e l'Unità.
Ha partecipato all'album tributo ai Diaframma "Il Dono" cantando la canzone Amsterdam.


Un uomo giusto - Elena Stancanelli UN UOMO GIUSTO

La gente che sta a casa non gli piace. Quelli che lavorano in casa, come me. Un po’ perché crede che stando seduti non si possa davvero lavorare, un po’ è la diffidenza per chi sta rinchiuso. Le mura sono trappole, galere.
Secondo lui solo quello che avviene di corsa e combattendo ha senso. La riflessione non esiste, esistono brevissime pause per la manutenzione, perché le ferite cicatrizzino, il dolore passi. Se ti fermi, o ti riposi, è solo perché ti sei fatto male, o sei morto.



Davide non sa niente. Non conosce la storia elementare e neppure la geografia, non ha idea di chi siano gli uomini a cavallo nei monumenti di Roma, non consoce neppure i nomi delle strade, a Roma, che pure è la sua città. La sua vita è un garbuglio che non sa distendere, l’unico modo per mettere ordine è fare affidamento al prima e al dopo, orientarsi dentro impalcature complicatissime e fragili che collegano eventi e personaggi del passato, anche loro, spesso, senza nome. Eppure i suoi occhi dicono che è intelligente, lo dice il suo modo di stare al mondo e di abitare lo spazio, lo dice il suo corpo grande e sottile e bellissimo, soprattutto bellissimo.
Anna è architetto, abita da sola in una casa senza porte a Roma, nel quartiere San Saba. Il suo studio è un tavolo da disegno, ma più che un luogo è un’idea, una diversa percezione dello scorrere del tempo: per lavorare, Anna si veste sempre allo stesso modo, vive imprigionata in una rete di piccoli rituali, in una solitudine che allo stesso tempo la spaventa e la protegge.
Anna osserva Davide con l’interesse di chi si trova davanti al mistero. Ogni cosa, in sua presenza, smette di essere ovvia e pretende una spiegazione; con lui niente si può dare per scontato, neppure le parole:

Prima di conoscere Davide, non avevo mai pensato cosí tanto alle parole. Le consideravo una specie di tessuto connettivo del mondo. Le parole per me tenevano tutto insieme, e senza le parole non c’era niente. Le cose, pensavo, sono i loro nomi.
Per lui le parole sono nemici. Le cose sono, e basta. Innominate e silenziose, come dinosauri che brucano indisturbati.
[…] Parlare con lui è come tirare tutti i vestiti fuori dall’armadio e buttarli sul letto, per poi ripiegarli uno a uno e sistemarli di nuovo. Non lo facevo da cosí tanto, che certe cose non mi ricordavo neanche di saperle. Spiegarle, in questi mesi, mi ha insegnato di nuovo a cosa servivano.


Davide non sa niente ma sa fare. Lavora in un’officina dov’è capace di aggiustare quello che la gente – la gente come Anna – butterebbe via. Se ne va in giro con la maglietta e le dita sporche di grasso, ed è che così che Anna l’ha visto per la prima volta, nel bar sotto casa sua dove lei, due volte al giorno, va a prendere il caffè.
Lui la guarda a lungo prima di parlare, e quando finalmente lo fa nel suo tono non c’è nessun compiacimento, nessuna traccia di una strategia di conquista. Sembra che l’abbia semplicemente scelta: per raccontarsi. Affidare a questa donna sconosciuta la propria storia, dall’infanzia monella al coro dell’Antoniano, dalle pubblicità alla ricchezza e poi la droga, la galera. Un racconto fitto che non si prende nemmeno il tempo di fare domande, di avanzare ogni tanto un e tu? di cortesia.
Le parole di Davide non possono essere altro che cose. Non dicono: fanno. Avvicinano e allontanano, costruiscono il suo universo «antico e roccioso». E ad Anna non resta che accoglierle, anche quando vorrebbe dirgli di stare zitto e correre via.

L’incontro tra due solitudini apparentemente opposte, in un romanzo che ci fa riscoprire la potenza della fiducia, dell’istinto, e di una saggezza che non si può insegnare.
Dopo Benzina e Le attrici, Elena Stancanelli torna con un’opera di rara maturità, delicata eppure estremamente diretta. Spogliata dagli eccessi e da ogni sofisticazione, la storia di Davide e Anna ci invita alla scoperta di un’umanità vera e profonda, quella di chi forse non ha le parole, ma certamente ha una storia da raccontare.

Sul canale Youtube di Elena Stancanelli, sei cortometraggi danno un volto, un corpo e una voce al suo uomo giusto. I filmati sono stati realizzati con l'aiuto regista Toni D’Angelo e la collaborazione di Gaetano Bruno, Rosanna Gentili, Lucrezia Lante della Rovere, Vinicio Marchioni e Thomas Trabacchi.

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