Michela Murgia

"Accabadora" - Einaudi
vincitore del Premio Campiello 2010

APERITIVO con AUTORE

presenta
al Caffè Poliziano di Montepulciano
il romanzo
"Accabadora"
di MICHELA MURGIA
Einaudi

introduce il giornalista
ATTILIO SCARPELLINI


reading
MARIA PINA RUIU

Musiche originali ed inedite
PIERLUIGI PIETRONIRO
Violino
PIERLUIGI PIETRONIRO

e nel ruolo dell'Accabadora
MASCIA MASSARELLI

 

Ingresso gratuito
Al termine della presentazione verrà offerto
un aperitivo con i vini
dell'AZIENDA VALDIPIATTA di Montepulciano

Seguirà CENA con AUTORE al Caffè Poliziano
(su prenotazione €20 a persona)
 

Direzione Artistica
Olivia La Pegna

Fotografo ufficiale
Corine Veysselier


MICHELA MURGIA

Nata a Cabras nel 1972. Laureata in teologia, prima di approdare alla scrittura è stata docente di religione, venditrice di multiproprietà, operatore fiscale, dirigente amministrativo in una centrale termoelettrica, portiere di notte e centralinista. Da questa sua ultima esperienza nasce il suo libro d'esordio Il mondo deve sapere (Isbn, 2006), da cui è tratto il film di Paolo Virzì Tutta la vita davanti. Pubblica poi Viaggio in Sardegna. Undici percorsi nell'isola che non si vede (Einaudi,2008) e partecipa a numerose antologie di racconti.
Il suo ultimo romanzo, Accabadora, uscito con Einaudi nel 2009, ha vinto il premio Dessì e il premio Campiello 2010.
Nel 2010 uscirà per Einaudi Stile Libro il saggio Ave Mary. E la chiesa inventò la donna.

Nel 2006 ha pubblicato per la ISBN edizioni Il Mondo deve sapere, il diario tragicomico di un mese di lavoro alla Kirby.
Nel 2007 ho collaborato alla stesura del soggetto e della sceneggiatura cinematografica del film
Tutta la vita davanti, ispirato al libro.
Sempre nello stesso anno ha scritto per l'antologia sull'identintà sarda Cartas de Logu, curata da Giulio Angioni e edita dalla CUEC.
Nel 2008 è uscito per i Tascabili Einaudi Viaggio in Sardegna - undici percorsi nell'isola che non si vede, una guida narrativa per perdersi in Sardegna inserito nella collana Geografie. Nello stesso anno ho scritto anche per l'antologia Questo terribile intricato mondo, una raccolta di dodici racconti politici uscita per i supercoralli di Einaudi.
Nel 2010 sono stati pubblicati alcuni suoi racconti sulle antologie Sono come tu mi vuoi (Laterza Contromano), Lavoro da morire (Einaudi ET) e nella raccolta Contos che accompagna il documentario Passaggi di tempo di Gianfranco Cabiddu (Fandango Libri).
Ha inoltre scritto per Marie Claire, Diario, L'Espresso, il Manifesto, Formiche, PeaceReporter, Argo, l'Unità, Liberazione, Epolis, DWF e il magazine on line Emigrati Sardi. Ha una rubrica fissa sul settimanale L'Arborense, e collabora con JobTalk, il blog sul lavoro del Sole24Ore. Suoi contributi sono apparsi sulla Smemoranda 12 mesi 2009 e sul Dizionario Affettivo della Lingua Italiana (Fandango edizioni)

ACCABADORA

Maria e Tzia Bonaria vivono come madre e figlia, ma la loro intesa ha il valore speciale delle cose che si sono scelte. La vecchia sarta ha visto Maria rubacchiare in un negozio, e siccome nessuno la guardava ha pensato di prenderla con sé, perché «le colpe, come le persone, iniziano a esistere se qualcuno se ne accorge». E adesso avrà molto da insegnare a quella bambina cocciuta e sola: come cucire le asole, come armarsi per le guerre che l'aspettano, come imparare l'umiltà di accogliere sia la vita sia la morte.D'altra parte, «non c'è nessun vivo che arrivi al suo giorno senza aver avuto padri e madri a ogni angolo di strada».Perché Maria sia finita a vivere in casa di Bonaria Urrai, è un mistero che a Soreni si fa fatica a comprendere. La vecchia e la bambina camminano per le strade del paese seguite da uno strascico di commenti malevoli, eppure è così semplice: Tzia Bonaria ha preso Maria con sé, la farà crescere e ne farà la sua erede, chiedendole in cambio la presenza e la cura per quando sarà lei ad averne bisogno.Quarta figlia femmina di madre vedova, Maria è abituata a pensarsi, lei per prima, come «l'ultima». Per questo non finiscono di sorprenderla il rispetto e le attenzioni della vecchia sarta del paese, che le ha offerto una casa e un futuro, ma soprattutto la lascia vivere e non sembra desiderare niente al posto suo. «Tutt'a un tratto era come se fosse stato sempre così, anima e fill'e anima, un modo meno colpevole di essere madre e figlia».Eppure c'è qualcosa in questa vecchia vestita di nero e nei suoi silenzi lunghi, c'è un'aura misteriosa che l'accompagna, insieme a quell'ombra di spavento che accende negli occhi di chi la incontra. Ci sono uscite notturne che Maria intercetta ma non capisce, e una sapienza quasi millenaria riguardo alle cose della vita e della morte.
Quello che tutti sanno e che Maria non immagina, è che Tzia Bonaria Urrai cuce gli abiti e conforta gli animi, conosce i sortilegi e le fatture, ma quando è necessario è pronta a entrare nelle case per portare una morte pietosa. Il suo è il gesto amorevole e finale dell'accabadora, l'ultima madre.
La Sardegna degli anni Cinquanta è un mondo antico sull'orlo del precipizio, ha le sue regole e i suoi divieti, una lingua atavica e taciti patti condivisi. La comunità è come un organismo, conosce le proprie esigenze per istinto e senza troppe parole sa come affrontarle. Sa come unire due solitudini, sa quali vincoli non si possono violare, sa dare una fine a chi la cerca.
Michela Murgia, con una lingua scabra e poetica insieme, usa tutta la forza della letteratura per affrontare un tema così complesso senza semplificarlo. E trova le parole per interrogare il nostro mondo mentre racconta di quell'universo lontano e del suo equilibrio segreto e sostanziale, dove le domande avevano risposte chiare come le tessere di un abbecedario, l'alfabeto elementare di «quando gli oggetti e il loro nome erano misteri non ancora separati dalla violenza sottile dell'analisi logica».

Così l'autrice spiega l'origine del suo romanzo:
«L’idea di Accabadora è sorta in modo non meditato, da un episodio casuale. L’anno del mio primo libro ero stata invitata a Bardonecchia dalla scuola Holden per partecipare a Esor-dire, un concorso per scrittori esordienti, e mi era stato chiesto di portare cinque pagine di inedito. Non avevo nemmeno una riga nel cassetto, né alcuna idea di cosa portare, ma non avevo mai visto Bardonecchia e desideravo molto andarci; così mi sono seduta e ho cominciato a scrivere quello che – ma ancora non lo sapevo - sarebbe diventato il primo capitolo di Accabadora. Ad Esor-dire arrivai per prima, ma l’invadenza espressiva di quelle cinque pagine mi fece capire che forse dietro c’era una storia intera che cercava spazio per raccontarsi. Mi sono messa ad ascoltarla per tre anni, e poi l’ho scritta. Il tema centrale per me resta quello dei lati nascosti della maternità elettiva; sono sempre stata affascinata dalle relazioni famigliari che non hanno il sangue come discriminante. Il tema della maternità elettiva mi appartiene profondamente, perché a mia volta sono fill’e anima; ma per non cadere nella trappola del parallelismo autobiografico, ho scelto volutamente di narrare il rapporto dal punto di vista della madre adottiva, una figura per la quale accompagnare i destini a compimento è solo una delle possibili sfumature della sua maternità, non necessariamente la più oscura».

Femmina Accabadora
da Wikipedia

Con il termine sardo femmina accabadora (s'accabadóra, lett. "colei che finisce", probabilmente dallo spagnolo acabar, "finire", "terminare") si soleva indicare una donna che uccideva persone anziane in condizioni di malattia tali da portare i familiari a richiedere questo servizio di eutanasia. La pratica non doveva essere retribuita dai parenti dell'anziano poiché il pagare per dare la morte era contrario ai dettami religiosi e della superstizione.
Diverse sono le pratiche di uccisione utilizzate dalla femmina accabadora: si dice che entrasse nella stanza del morente vestita di nero e con il volto coperto, e che lo uccidesse tramite soffocamento con un cuscino, oppure colpendolo sulla fronte tramite un bastone d'olivo (su mazzolu) o dietro la nuca con un colpo secco, o ancora strangolandolo ponendo il collo tra le sue gambe.
Si hanno prove di pratiche della femmina accabadora fino a pochi decenni fa. Una delle teorie per giustificare questo tipo di pratica è basata sulle difficoltà di spostamento e di sussidio nei tempi passati, per cui nei paesi isolati e molto distanti da qualsiasi ospedale la famiglia di un soggetto anziano non autosufficiente e quindi in bisogno di cure assidue avrebbe avuto numerosi problemi ad assisterlo, dal momento che il lavoro agricolo era l'unica loro possibilità di sussistenza.
Alcuni autori, fra cui l'Alziator, descrivono come strumento principale dell'accabadora non una mazza ma un piccolo giogo in miniatura, da poggiare sotto il cuscino del moribondo al fine di alleviare la sua agonia. Questo si spiega con uno dei motivi principali per cui si credeva che un uomo fosse costretto a subire una lenta e dolorosa agonia in punto di morte: se lo spirito non voleva staccarsi dal corpo era palese la colpa del moribondo, il quale si era macchiato di un crimine vergognoso, aveva bruciato un giogo, o aveva spostato i termini limitari della proprietà altrui, oppure aveva ammazzato un gatto.
Altro rito che veniva compiuto era quello di togliere dalla stanza del moribondo tutte le immagini sacre e tutti gli oggetti a lui cari: si credeva in questo modo di rendere più semplice e meno doloroso il distacco dello spirito dal corpo.
Secondo le riflessioni dell'Alziator il compito dell'accabbadora non è tanto quello di mettere fine nel senso letterale del termine alle sofferenze dei moribondi con l'utilizzo di uno strumento palesemente inquietante, quanto quello di cercare di accompagnarli alla fine della loro agonia tramite riti di cui si è sicuramente persa la memoria. Tuttavia lo stesso studioso cagliaritano afferma di muoversi nell'alveo della leggenda e non fornisce prove certe dell'esistenza della "femmina".


ATTILIO SCARPELLINI
Attilio Scarpellini
Attilio Scarpellini, giornalista, critico di teatro e saggista, è uno dei fondatori dell'associazione di giornalisti indipendenti Lettera 22, fa parte della redazione di "Nuovi Argomenti" ed è vicedirettore del mensile "Tempo Presente". Collabora come autore e conduttore a Radio Tre Rai (Mattino Tre Lucifero, Qui Comincia). Oltre a diversi interventi sul teatro contemporaneo pubblicati in volumi collettivi, ha scritto "L'angelo rovesciato. Quattro saggi sull'11 settembre e la scomparsa della realtà" pubblicato dalle edizioni Idea nel 2009.

MARIA PINA RUIU
Maria Pina Ruiu
Orune (Nuoro) 1962
Nel 1986, con un gruppo di amici, fonda a Sarteano (Si) l’Associazione Culturale denominata “Nuova Accademia degli Arrischianti” , che si occupa principalmente di Teatro e Musica.
Dal 1996 è Presidente della suddetta Associazione, organizzando oltre 30 allestimenti teatrali di vario genere , Rassegne Teatrali (Libero Circuito), di Cinema (Vedere di Cinema), Festival Musicali (Premio Musicale A. Gori e Festival Sarteano Jazz & Blues), Laboratori ed altre manifestazioni.
Fa parte della Compagnia Teatro di Strada “VIATORES” in qualità di voce recitante e cantante nell’ensemble di musica medievale.

PIERLUIGI PIETRONIRO
Pierluigi Pietroniro - foto copyright CorineVeysselier_2010
Pierluigi Pietroniro si è diplomato in Violino presso il Conservatorio “S.Cecilia” di Roma nel 1989 e si è perfezionato con docenti di scuola russa. Già dal 1984, dopo aver partecipato a tournées europee nell’Orchestra dei Giovani del Mediterraneo, ha iniziato a collaborare con le maggiori istituzioni romane (Accademia di S.Cecilia, Sinfonica della RAI, Teatro dell’Opera) e con ensembles da camera di prestigio internazionale (I Virtuosi di S.Cecilia; I Filarmonici di Roma; I Cameristi Italiani, etc.), partecipando a tounées in Europa, Medio Oriente e Americhe sotto la direzione dei più autorevoli direttori.
Dal 2001, come Concertino dei I violini e/o Spalla dei II vln., collabora con l’Orchestra Roma Sinfonietta che, tra le altre attvità, accompagna il M°Ennio Morricone nei suoi concerti in tournée in paesi quali: Europa Giappone, Corea, Stati Uniti, Amrica del Sud, realizzando anche vari CD e DVD con interventi solistici.

Nel 1989 fonda la CAMERATA DELLE ARTI DI ROMA, associazione con la quale produce e organizza fino al 2000 concerti, spettacoli di teatro musicale e lezioni-concerto per le scuole, con il sostegno dell’ex Ministero del Turismo e dello Spettacolo.

Dal 1983 (anno in cui partecipa alla registrazione delle musiche di E.Morricone per il film “C’era una volta in America” ) la passione per la musica di “commento” segue parallela l’attività violinistica; nel corso degli anni (e delle numerose esperienze nel campo delle registrazioni di musiche per film) collabora con i nomi più noti nel panorama delle colonne sonore, esperienze dalle quali ricava insegnamenti e regole di grande professionalità. Dal 1990 si avvicina alla Prosa collaborando come assistente musicale con registi quali S.Fantoni, P.Maccarinelli, M.Bellei in spettacoli prodotti da La Contemporanea’83.

Dal 1994 al 1998 partecipa come I violino alle produzioni della Compagnia della Luna diretta da N.Piovani e V.Cerami, collaborando – inoltre - nel 1997 alla registrazione delle musiche per il film “La vita è bella” (premio Oscar 1999) e nel 2000 (anche come Assistente musicale) al “Socrate” con Gigi Proietti interprete e regista, al Piccolo Teatro di Milano. Contemporaneamente collabora con la Cooperativa “Gli Ipocriti” in spettacoli ospitati oltre che in Italia anche a Parigi e a Tokyo.
Dal 1997 al 2000 partecipa (anche come Assistente musicale di G.Mazzocchetti) a “La Guerra” di C.Goldoni con regia di L.Squarzina e “La Dodicesima notte” di W.Sheakspeare con regia di E.Marcucci, prodotti dal Teatro Stabile del Veneto.

Nel Settembre 1999 (al Teatro Olimpico di Vicenza) debutta come autore di musiche di scena per “Il re cervo” di C.Gozzi - regia di E.Allegri, coproduzione T.S. del Veneto e T.Olimpico di Vicenza; successivamente realizza le seguenti musiche di scena:
• Agosto 2001 - Teatro Romano di Verona: “Arlecchino servitore di due padroni” di C.Goldoni - regia di G.Emiliani (Premio “E.Flaiano” 2004 per la miglior Regia), produzione della Compagnia “I Fratellini”
• Dicembre 2001 - Teatro Goldoni di Venezia: “Bonne nuit, Monsieur Goldoni” da C.Goldoni - regia di G.Emiliani, produzione T.S. del Veneto – Argot Produzioni
• Maggio 2002 - Teatro dell’Orologio di Roma: “Perfida, tu brilli” da G.Gozzano - regia di F.Sala, produzione “La bottega del pane”, ripreso nel 2004 al Teatro Brancaccino di Roma.
• Settembre 2006 – “Non vedo che te” Epistolario tra A.Boito e E.Duse – regia F.Sala, produzione Il Contato del Canavese
• Ottobre 2009 – “Le relazioni pericolose” – regia di R.Felli, Teatro Sala Uno di Roma.
Nel Novembre 2008 viene eseguito presso l’Aula Magna de “La Sapienza” il suo brano “A Ennio Morricone”, dedicato al Maestro e scritto in occasione dei festeggiamenti per l’80 compleanno.
Sue composizioni sono state utilizzate nell’ambito del programma quotidiano “Teatro giornale” di R.Cavosi, trasmesso da RAI RADIO 3 SUITE.
Per “RAI TRADE – Edizioni Musicali” ha realizzato il CD “POST CLASSICA” con musiche da lui eseguite e composte insieme a L.Morace; un brano è inserito nel DVD “GIOVANNI PAOLO II – KAROL IL GRANDE” edito da A.Mondadori Editore, Aprile 2005; per “FEDERICO MOTTA Editore” ha realizzato un CD con proprie musiche di scena allegato al volume “TEATRO NEL VENETO” a cura di Carmelo Alberti.
Nel 2004 un suo arrangiamento per Archi (“EL MOROCHO” di J.Girotto) è inciso e pubblicato nel CD “Recordando Gardel” per le edizioni VIA VENETO JAZZ – EMI.
Partecipa in qualità di docente di “Musica di Scena” al Corso di Formazione per Organizzatori teatrali diretto da R.Cappuccio, realizzato a Benevento da Italia Lavoro nel 2004 e 2005 e a Salerno nel 2009.
E’ di prossima pubblicazione per l’Edizione RAI TRADE un suo CD dal titolo “STORIE” che si avvarrà di una presentazione a firma del M°Ennio Morricone.

vedi l'evento in galleria fotografica

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